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Chi Siamo

L'Italian Ghost Hunters League nasce, non solo dall'esigenza di cercare altre persone e appassionati del Paranormale e in particolare di fantasmi, ma come un vero e proprio gruppo di ricerca che si avvale di strumentazioni scientifiche per cercare di fare luce sui fenomeni apparentemente anomali rapportandosi ad essi anche con scetticismo e cercando di trovare spiegazioni naturali. Noi svolgiamo delle indagini su segnalazione che sono COMPLETAMENTE GRATUITE; prima di tutto eseguiamo un sopralluogo per studiare l'ambiente e successivamente verrà svolta l'indagine vera e propria che potrà essere svolta subito dopo o in giorni successivi. L'Italian Ghost Hunters League si occupa del Nord Italia e in particolare nelle zone del Varesotto (Varese), Milano, Novara e Bergamo e Como mentre per quanto riguarda le altre zone d'Italia l'Italian Ghost Hunters League si riserverà di decidere se accettare o di affidare il caso ad altri gruppi amici che saranno (se vorrete) consigliati da noi.

Giovanni Barlocco (Investigatore)

Promo Italian Ghost Hunters League

Le Indagini dell'Italian Ghost Hunters League

E.V.P raccolto da un nostro amico presso il Castello Visconteo di Trezzo sull'Adda (MI)

Italian Ghost Hunters League

Scritti e ...Pubblicati

In questa sezione troverete le immagini di articoli, a tema paranormale, scritti da noi e pubblicati sulle principali riviste italiane che trattano di questo argomento   

UFO HUNTER

UFO HUNTER

Questa sezione nasce dalla collaborazione con Carlo Pirola, ricercatore e collaboratore del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale), che ha alle spalle numerose pubblicazioni sulla rivista UFO Notiziario, oggi UFO International Magazine (rivista ufficiale del CUN) ed è autore di diversi libri su questo tema; l'ultimo dei quali UFO Republic. In questo ambito saranno esaminati, con accuratezza e correttezza anche se nella loro essenzialità per ovvi motivi di spazio, i casi meno noti, poco considerati o addirittura sconosciuti di Incontri Ravvicinati del 3° Tipo dal 1900. Si tratta di articoli  ripescati nei quotidiani di tutto il mondo, magari messi in secondo piano sotto forma di trafiletto, il più delle volte snobbati o ignorati dal lettore qualunque ma anche dagli esperti.  Lasciamo a chi ci segue eventuali commenti o segnalazioni di esperienze personali. 

Per eventuali commenti, richieste o segnalazioni di esperienze personali potete scrivere alla nostra mail: info@italianghosthuntersleague.it 

 

 


1930 - ALASKA, AUSTRALIA E FRANCIA

1930 - ALASKA, AUSTRALIA E FRANCIA

                (Presunta foto di alieno scattata in Alaska) 

 

Il 14 agosto del 2003, alle 5,16 del mattino, era arrivato questo messaggio a B. J. Booth del sito web UfoCasebook.com:

“Accludo la foto presa da mio nonno nei primi anni 30. Ho usato lo scanner per migliorarla il più possibile dopo che me l’ha data la scorsa settimana. Vorrei mantenere l’anonimato dato che non voglio aver niente a che fare con queste ricerche o altre cose del genere. Lo so che sembra proprio un alieno o un Bigfoot ma so anche che mio nonno diceva la verità quando parlava di questa foto. Ecco perché penso che dovrebbe essere messa nella mani giuste. Lei è l’unico destinatario a cui invio questo materiale, dunque abbia rispetto della mia privacy e non mi contatti più a questo proposito. Cordiali saluti (firma)”. Allegata c’era la foto che potete vedere in apertura di paragrafo.

Il nonno del mittente sarebbe vissuto in Alaska e avrebbe scattato questa foto mentre stava effettuando una gita al lago. Avrebbe avvistato l’essere e lo avrebbe seguito a distanza finché giunse abbastanza vicino per immortalarlo in una istantanea.

Cosa dire della foto? Lo stesso mittente già nella lettera si dichiarava conscio del fatto che avrebbe potuto far pensare ad un falso bello e buono, viste le grandi possibilità di manipolazione già reperibili nel 2003. È evidente che nessuno sarà mai in grado di avvalorare la tesi che si tratta di un autentico alieno ripreso negli anni 30! Ergo…passiamo ad altro.

Nel 1930 un piccolo essere di aspetto umanoide comparve in una fattoria di Mandurah, nell’Australia dell’ovest, chiedendo dell’acqua. Venne ucciso dal fattore spaventato a morte. Purtroppo non ci è dato di conoscere le generalità dell’uomo, né che fine avesse fatto il corpo della vittima. Sicuramente costui ebbe sorte peggiore della sua collega extraterrestre che molti anni dopo, nell’agosto del 1968, avrebbe chiesto con insistenza “Rempaua” alla signora Maria José Cintra di Lins, nel Brasile del sud. Anch’ella, infatti, diede dell’acqua e l’altra sembrò soddisfatta.

Sempre in quel primo anno di inizio decennio, a Valence, in Francia, verso mezzanotte di un giovedì di metà giugno, un bambino di otto anni era andato a fare il suo bisogno dietro un cespuglio fuori casa. Appena finito si girò e vide alle sue spalle una figura di 50 o 60 cm di altezza che lo osservava. Il soggetto indossava una uniforme grigia e se ne stava lì a 6 metri di distanza. Appena il bambino si voltò e il nanerottolo si vide scoperto, quest’ultimo si girò di scatto e fuggì via attraverso un campo di insalata per sparire nella notte. Anche in questa occasione non vennero riferiti i dati anagrafici del testimone.

Sono tantissimi gli episodio accaduti negli anni 30 e lo spazio è decisamente limitatissimo. Non mi resta altro che rimandarvi al mio libro UFO ROUTE 66, in cui potrete trovare una panoramica sia politica che ufologia dell’epoca e saperne di più.

1947 - ROSWELL, New Mexico (USA)

1947 - ROSWELL, New Mexico (USA)

                  (Il famoso giornale che pubblicò lo scoop nel 1947)

 

L'incidente che si verificò a Roswell (Nuovo Messico, Stati Uniti) nei primi giorni di luglio del 1947, ha dato origine a innumerevoli pubblicazioni, servizi e filmati. La maggior parte del materiale è risultata falsa, artefatta e tutta da verificare. Una buona percentuale però è frutto di una ricerca seria e completa che ha messo alle corde il governo statunitense. Secondo quest’ultimo, in quella pianura deserta e allucinante si sarebbe schiantato un pallone sonda appartenente alla United States Air Force. La vicenda divenne famosa però per le notizie a suo tempo divulgate dai giornali, e tuttora sostenute da ufologi e appassionati dell'ufologia, secondo cui si sarebbe invece verificato lo schianto di un disco volante con relativo presunto recupero, tra cui c’erano anche cadaveri alieni, da parte del personale militare.

In risposta alle tante e variegate voci di corridoio, dopo indagini del Congresso degli Stati Uniti, il General Accounting Office aveva avviato un'inchiesta e imposto all'Ufficio del Segretario dell'Air Force statunitense di condurre un'indagine interna. Il risultato è riassumibile in due relazioni.

La prima, uscita nel 1995 e denominata The Roswell Report: Fact versus Fiction in the New Mexico Desert, concluse che i materiali recuperati nel 1947 erano detriti di un programma segreto del governo chiamato Progetto Mogul, che utilizzava particolari microfoni collegati a palloni sonda posti ad alta quota e destinati a rilevare le onde sonore generate da missili balistici sovietici ovvero i test di esplosioni nucleari nell'atmosfera. Il pallone sonda caduto a Roswell sarebbe stato il Mogul numero 4, lanciato dalla base di Alamogordo.

Il secondo rapporto, The Roswell Report: Case Closed, pubblicato nel 1997, concluse che i presunti corpi alieni recuperati non fossero altro che manichini antropomorfi usati nei programmi militari, come il Project High Dive, condotti nel 1950. Praticamente gli effetti psicologici sulla vicenda avrebbero creato una confusione degli eventi temporali dando origine alla storia del recupero di corpi alieni o astronavi.

Né la prima né la seconda conclusione sono state accettate dagli addetti ai lavori. I dubbi sono nati anche in seno alla stessa Air Force. Questo incidente rimane tuttora un affare politico, o meglio eso-politico. Vi invito a saperne di più nell’ampia relazione inclusa nel mio libro UFO REPUBLIC, di recente pubblicazione. 

1950 - SOUSA, PARAIBA (Brasile)

1950 - SOUSA, PARAIBA (Brasile)

(Probabile luogo dell'atterraggio nella Valle dei Dinosauri)

 

Il paese di Sousa fa parte della pianura Sertaneja. Questa pianura è costituita da un’area molto estesa abbastanza lineare e irregolare. Con una altitudine di 220 metri sul livello del mare, ha un terreno predominante di color rosso giallo con una elevata fertilità. Vi scorrono il Rio do Peixe, il Rio Piranhas e il Fish River, che poi sfocia comunque nel Rio Piranhas. L’altra prerogativa di questa zona è costituita dalle grandi dighe che contribuiscono a fornire acqua a diversi agglomerati.

L’ufologo brasiliano Gilberto Santos de Melo narra che nel 1950 proprio nei pressi della città di Sousa, Stato di Paraiba, in Brasile, Silvia Medeiros, che all’epoca dell’avvenimento aveva 30 anni e risiedeva vicino alle montagne, aveva visto un disco volante da cui erano usciti tre piccoli esseri, “piccoli come dei nani”. Rimasero lì per 15 minuti ad esplorare il luogo, come se fossero alla ricerca di qualcosa.

La donna li aveva osservati senza fare niente altro di più, siccome era sola in casa ed abitava sufficientemente lontana dalla città di Sousa. I piccoli uomini in pratica si erano limitati a raccogliere alcune rocce per poi rientrare nel disco e volare via a tutta velocità.
Passati diversi giorni, quando la donna si era recata in paese, aveva raccontato la storia ai suoi amici più stretti.

Da altre fonti apprendiamo che l’oggetto che vide Silvia Medeiros, era atterrato in una campagna davanti alla sua modesta e piccola fattoria. Si era aperto un portello da cui erano uscite poi le tre piccole creature. Queste si guardavano attorno e camminavano in maniera che sembrava casuale, probabilmente alla ricerca di qualcosa, raccogliendo quelle che non potevano essere altro che sassi e ciuffi d’erba, visto la natura impervia e rocciosa del luogo nel 1950; non c’era niente di speciale da raccogliere in quel posto deserto. Questo perlomeno è ciò che certificò il Centro Paraibano de Ufologia, seppure non fornì alcuna descrizione dettagliata dei visitatori.

Ovviamente i dati rimasti sono ampiamente insufficienti per dare attendibilità all’episodio, che prendiamo con le dovute riserve. Nel rapporto redatto all’epoca il paese venne indicato come Souza, quando in realtà si chiama (e si è sempre chiamato) Sousa. L’unica altra cosa che non convince nel racconto originale è il punto in cui si narra che la protagonista era sola e abitava in un luogo montagnoso. Onestamente non esiste nessuna montagna da quelle parti né altro rilievo degno di tale nome, e non esiste neppure un minimo innalzamento di terreno che si possa chiamare collina.

La descrizione che si avvicina di più è un insieme di pietre, un luogo posto a circa 6 chilometri dal centro del paese, dove giace uno dei più importanti siti paleontologici esistenti, la Valle dei Dinosauri. È così chiamata perché conserva il più alto numero di impronte di dinosauro al mondo. Nell’alto Sertão Paraiba, vi sono infatti impronte fossili di più di ottanta specie diverse di dinosauri, comprese tra i 5 ed i 40 centimetri di lunghezza, perlopiù dinosauri carnivori. Chissà poi se il luogo ospitava qualche abitazione in quegli anni. 

1954 - TEHRAN (Iran)

1954 - TEHRAN (Iran)

 (La zona dell'aereoporto, luogo esatto della vicenda)

 

Il 12 ottobre 1954, a Teheran, in Iran, il giornale della sera Etellat scrisse che presumibilmente era avvenuto un episodio allarmante, riportandolo nell’edizione del 13 ottobre, in cui venne pubblicata la storia senza ulteriori commenti.

Ecco il testo dell’articolo originale apparso a suo tempo:

"Un disco sarebbe atterrato ieri mattina nella capitale iraniana e si dice che abbia tentato di rapire un residente terrorizzato. Quest'ultimo, un certo Ghasim Faili, ha affermato che quando si è svegliato si è trovato davanti un disco volante, a circa 18 metri di distanza, che era posato in mezzo alla strada in un quartiere popolato della zona sud di Teheran. Emettendo una forza magnetica, l’oggetto ha cercato di attirare l’uomo a bordo ma costui, mettendosi a gridare, è riuscito a richiamare l’attenzione dei vicini di casa che sono accorsi subito, costringendo il pilota dell'apparecchio a decollare subito".

Nonostante le indagini in loco effettuate a distanza di qualche lustro da parte di vari ricercatori e appassionati, però, nessuno è riuscito ad ottenere né una conferma né una smentita di questo articolo.

Da altre pubblicazioni uscite parecchi anni dopo, veniva precisato che il fatto si era verificato in Amireah Street e si parlava anche del pilota del disco volante, descrivendolo come un soggetto piccolo, vestito di nero e che portava una maschera con una sporgenza simile alla proboscide di un elefante. Secondo questa ignota fonte, il disco venne descritto di colore bianco e luminoso, ed era sospeso ad una ventina di metri dal testimone. Costui aveva afferrato disperatamente, ma saldamente, la sbarra di ferro della ringhiera del balcone della sua abitazione al secondo piano, per evitare che fosse risucchiato da quella macchina, anche perché si sentiva inevitabilmente calamitato verso di essa da una forza magnetica.

"Ero in piedi con entrambe le mani sulla sbarra del mio balcone, e guardavo con stupore questo strano oggetto, quando improvvisamente mi sono sentito come se fossi attratto verso di esso da un magnete…", queste le uniche dichiarazioni in proposito del signor Faili.

Sia la data che il nome del testimone sono rimasti però non molto sicuri, anche perché non vi fu alcuna indagine da parte di nessuno.

La storia sembra sia stata riportata soltanto in un paio di edizioni da due differenti giornali iraniani, in articoli purtroppo molti concisi e per nulla esaustivi. A parte il fatto che il nome corretto del presunto protagonista dovrebbe essere Chasim Faili e non Ghasim, a Teheran, in realtà, non esiste nessuna Amireah Street ed è diventato ormai luogo comune copiare pedissequamente tutto quel che viene scritto da altri senza verifica alcuna. La precisazione del luogo del fatto pare che venne fatta in seguito, dopo una breve e sommaria ricerca sul posto da parte di un giornalista. Non sempre, comunque, il nome importante o altisonante di chi riporta le notizie è garanzia di veridicità. Credo, ma non ne sono certo, che in questo caso il posto che più si avvicina a quello indicato da chi riprese (magari verbalmente e in maniera non corretta) i dati del giornalista, potrebbe essere identificato in Amiriyeh Street, un viale a quattro corsie ampio e periferico della città che poi convoglia in Amiriyeh Square, l’omonima piazza. La via si trova però nella parte ovest della città e non a sud come precisato nell’articolo originale. Quindi, i casi sono due: potrebbe aver sbagliato l’articolista del Etellat (che però non indica alcuna via), oppure potrebbe aver capito male il giornalista che anni dopo aveva fatto la ricerca.

Qualche autore sposta la vicenda al giorno 8 di ottobre mentre in qualche rapporto si legge addirittura il 12 settembre. L’edizione del giornale in alcuni casi, invece, viene ritoccata al giorno 15 di ottobre. Qualche altro riporta che tutto successe verso le 2:30, quindi nel cuore della notte. Personalmente ritengo più giusta la data del 12 ottobre, verso le prime luci dell’alba. All’epoca, nessun giornalista o inquirente si è più interessato all’evento, né si è mai sentito in dovere di andare a verificare in loco. Inoltre, penso che l’evento sia accaduto nella zona dell’attuale aeroporto internazionale, nei pressi del Samaparan Aviation Training Center, tra la Robat Karim Street e l’attuale quartiere industriale, che si estende proprio nella zona sud.

Sta di fatto che tutte queste cose ne pregiudicano parzialmente l’attendibilità e la validità. È strano, comunque, che non ci sia stato neppure uno dei tanti testimoni vicini di casa del protagonista di questo episodio, che abbia mai riferito nulla al riguardo.

Considerato che non c’è neanche la certezza della correttezza dell’identità del testimone, del posto e della data effettiva di quando accadde, non posso fare altro che prenderne atto e archiviare il caso nella speranza che, in futuro, qualche “ex giovane” del luogo rammenti qualche cosa di più e si faccia avanti per confermare o smentire la faccenda.

 

1955 - KELLY HOPKINSVILLE, Ky (USA)

1955 - KELLY HOPKINSVILLE, Ky (USA)

              (In mezzo Elmer Sutton con i 2 ospiti)

 

Gli Omini Verdi (The Little Green Men) e i dischi volanti facevano parte della mia generazione che però abitava dall’altra parte dell’oceano, tanto quanto i rifugi antiaerei nelle aie delle fattorie (soprattutto del mid-west) oppure nei cortili sul retro delle case e il gioco degli hula-hoops. Era trascorsa solo una manciata di anni dal famoso incidente di Roswell. Durante la mia adolescenza tutto eccitato avevo letto della grande ondata di ufo che aveva invaso gli States riportata con altrettanto grandi titoli sui giornali americani. Erano tempi eccitanti. Alcuni dei più interessanti casi di ufologia nella nostra storia erano accaduti proprio negli anni 50. Uno di questi fu il famoso incidente di Kelly-Hopkinsville che si verificò il 21 agosto 1955. Fu una vicenda un po' diversa dalle solite che si raccontano in materia, perché vennero sparati anche numerosi colpi di arma da fuoco.

 

Gli eventi del caso sono ben documentati e conosciuti dagli addetti ai lavori, tuttavia, vale la pena di fare un breve riassunto. Quella sera di agosto, Billy Ray Taylor era in visita al suo amico, Elmer Sutton, detto Lucky, alla fattoria della famiglia Sutton nel paesino di Kelly, in Kentucky, che si trova a pochi chilometri dalla più conosciuta cittadina di Hopkinsville, sempre nel Kentucky. In prima serata, Billy Ray era andato fuori con un secchio a raccogliere acqua dal pozzo. Mentre stava rientrando in casa, vide un oggetto discoidale luminoso sorvolare e atterrare in una zona boscosa a circa 200 metri dalla fattoria. Corse dentro e raccontò quel che aveva visto alla famiglia e agli ospiti. Naturalmente, tutti la presero sul ridere anche se poi il signor Sutton decise comunque di andar fuori con lui nella speranza di vedere la cosa descritta da Billy. I due perlustrarono un po’ qua e un po’ là l’area attorno ma non trovarono nulla di strano, così si incamminarono di nuovo verso casa. Come ebbero fatto qualche passo a ritroso, improvvisamente videro quella che sembrava essere una creatura umanoide luminosa uscire dal bosco. L’essere sembrava galleggiare sul terreno.

Da quel momento cominciò una delle vicende più enigmatiche, misteriose e tuttora irrisolte del mondo dell’ufologia. Fu un caso dai risvolti talmente complessi e variegati che, per motivi di spazio, mi obbliga a rimandarvi alla mia pubblicazione UFO REVISITED dove troverete uno studio molto accurato ed esaustivo del caso.

1978 - FRANCAVILLA A MARE, Italia

1978 - FRANCAVILLA A MARE, Italia

                             (I due omini visti da Daniela Baldassarre) 

 

A Francavilla, in Abruzzo, il 16 dicembre 1978, la signorina Daniela Baldassarre, allora studentessa universitaria ed ancora nubile, verso le 2:30 della notte era in piedi insonne nel salotto di casa ed aveva dato un’occhiata casuale fuori dalla finestra che dava sul balcone della sua casa. Fu in quel momento che, verso destra, vide qualcosa di strano in direzione della spiaggia; era una forma discoidale composta da una sagoma gassosa, di colore bianco con due luci pulsanti, una rossa ad una estremità e una verde all'altra estremità. Scendeva sulla superficie del mare e apparentemente era atterrata sopra l’acqua, in prossimità della spiaggia, per poi diventare fluorescente e di un bianco tanto intenso da riflettersi nel mare infastidendo gli occhi anche a quella distanza.

La ragazza cercò subito, ma invano, di svegliare i genitori che dormivano, e allora decise di tornare alla finestra. Proprio appena si fu riaffacciata, vide uscire da un giardino della proprietà limitrofa due strane figure che camminavano quasi come se stessero zoppicando.
La ragazza urlò di nuovo con forza per svegliare i genitori che però non risposero, così continuò ad osservare quel che succedeva. I due esseri erano molto piccoli, alti circa un metro, con dei piedi lunghi come quelli dei pagliacci del circo. Avevano la testa quasi quadrata, spalle piccole o comunque poco pronunciate e, col chiarore della luna, la testimone era riuscita a vedere che indossavano qualcosa di un blu grigioverde scuro e che camminavano ai margini del giardino uno dietro l'altro, dandole sempre le spalle. La ragazza rimase stupefatta e spaventata allo stesso tempo, ma cercò di mantenere la calma e di continuare a guardare quanto stava accadendo.

Gli esseri, una volta superato la fiancata dell'edificio, camminarono verso la spiaggia e fu qui che Daniela li perse di vista; presumibilmente attraversarono la spiaggia. Sta di fatto che, dopo qualche minuto, la luce dell’ufo si spense improvvisamente e tutto finì.

Molti casi italiani sono stati studiati e investigati come si deve e questo avrebbe potuto esserlo altrettanto, ma non avvenne. Non c’è abbastanza documentazione per far pendere la bilancia dalla parte giusta. Ci sono non poche stranezze nel caso senza alcuna certezza che i due soggetti visti fossero effettivamente collegati all’ufo che osservò l’allora signorina Daniela. Non ci è dato sapere quanto tempo intercorse tra il momento in cui la ragazza vide la luce e il momento in cui avvistò i due soggetti. Così come vennero descritti, avrebbero potuto essere dei semplici militari oppure anche degli apicoltori. Inoltre, l’oggetto volante era stato descritto molto sommariamente (probabilmente non per demerito della testimone) e non furono indicati neppure alcuni dati essenziali, quali, ad esempio, la distanza di osservazione, le condizioni meteo, il motivo per cui Daniela fosse sveglia a quell’ora e così via. Per contro, devo segnalare che alcuni addetti ai lavori erano riusciti a scoprire che a questa vicenda erano seguiti alcuni altri episodi accaduti sempre nella zona che, bene o male, avrebbero potuto essere correlati.

Quello stesso 16 dicembre e sempre a Francavilla, infatti, un certo Alfonso D'Aviero stava tornando a casa sul suo motorino Garelli 50. Aveva appeso al manubrio un sacchetto con due cachi. La strada che stava percorrendo era poco agevole e piena di buche cosicché teneva lo sguardo verso il basso per evitarle e per non finirci dentro sobbalzando col pericolo di cadere. Quando arrivò in prossimità di una curva, alzò gli occhi per guardare di nuovo davanti a sé, tirò entrambi i freni e si fermò di colpo dallo spavento e dalla sorpresa. Si trovò di fronte due "esseri strani e bassi" dagli occhi piccoli e rotondi. Avevano le braccia dietro la schiena e sembravano ridere. Uno dei due pareva avere la mascella un po' storta. Indossavano un vestito bianco-argenteo striato di verde, pantaloni alla zuava e intorno alla testa avevano una cuffia nera su misura che racchiudeva il mento e teneva coperto le orecchie. Sulla parte sinistra portavano quella che sembrava essere una piccola "piuma". Le gambe apparentemente non avevano ginocchia ma erano nere e rigide come due bastoni, senza piedi. Portavano quei pantaloni corti così che si vedeva chiaramente che le loro caviglie erano "prive di ossa".

Il signor D’Aviero cercò allora di guadagnarsi la loro simpatia offrendogli una sigaretta e anche i cachi ma quelli rifiutarono tutte due le cose o forse non capirono le sue intenzioni. Un po’ per nascondere la paura e un po’ per evitare sinistre sorprese continuò a parlargli mentre girava il motorino per tornare sui suoi passi e si prese addirittura l’iniziativa di cercare di avvicinarsi per fargli capire che era loro amico ma, appena si mosse, un lampo abbagliante di luce lo neutralizzò, accecandolo temporaneamente..Quando riaprì gli occhi purtroppo i due esseri erano ormai spariti.

Sempre quel mese, il 23 dicembre, fu la volta dei membri della famiglia Bucco di San Vito Chietino, in provincia di Chieti che, mentre viaggiavano in auto, avvistarono un ufo che si mise ad inseguirli finché la macchina si fermò e si videro apparire davanti uno o più esseri alti come bimbi, che scivolavano saltellando a media altezza.

A parte la bassezza degli esseri, i casi sembrano avere occupanti di diversa specie e natura e, quindi, non parrebbe esserci un denominatore comune che possa far pensare allo stesso equipaggio e allo stesso oggetto volante visto da Daniela Baldassarre. Anche questi ultimi due casi a supporto, purtroppo, sono lacunosi e poco credibili così come presentati, non scacciando neanche il dubbio di un probabile e possibile falso. Proverò a rivolgermi direttamente agli interessati, ammesso che vogliano condividere ancora la loro esperienza, poi vi farò sapere.

1978 - GALLIO (Italia)

1978 - GALLIO (Italia)

                                            (il luogo della vicenda) 

 

Erano le 11.45 circa della tarda mattinata di venerdì 24 novembre 1978 e il signor Angelo D’Ambros si era incamminato da circa 10 minuti su un pendio, dopo aver lasciato casa sua, per raggiungere l’appezzamento di terreno di sua proprietà. Il fatto accadde a Gallio, sull’altopiano di Asiago, in Veneto. Si era portato il cibo da casa e si trovava ormai al solito posto di lavoro e nel solito orario, come quasi tutte le altre volte. Per lui, invece, quel giorno sarebbe stato memorabile al punto che scosse fortemente il suo sistema nervoso e il suo equilibrio. Voltatosi per deporre un ramo appena tagliato, infatti, si trovò davanti due esseri dai tratti umanoidi, ma dai caratteri somatici non proprio conformi alla nostra razza.

Da quel momento sarebbe iniziata una incredibile avventura che lo avrebbe reso noto non solo tra i suoi conterranei ma nel mondo. Rimando il lettore al mio libro UFO ON THE ROAD nel quale ho trattato questa vicenda riportando l’intervista originale al protagonista, ormai deceduto, e quella più recente ai suoi famigliari 

1982 - SAINTE-DOROTHEE (Canada)

1982 - SAINTE-DOROTHEE (Canada)

                (i ragazzi intervistati dagli inquirenti e la signorina Denise)

 

Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 1982 verso 2:00 del mattino, a Sainte-Dorothée, Quebec, Canada, Denise Labre, una donna di 25 anni responsabile del deposito ambulanze degli ospedali della zona, era in servizio nel suo ufficio e aveva atteso che rientrassero le ultime vetture della croce-rossa. Mentre chiudeva il portone aveva notato dei giovani che avevano montato una tenda da campeggio non lontano, in una zona boschiva che si estendeva per oltre 16 chilometri in ampiezza.

Un attimo dopo che aveva osservato i ragazzi aveva visto anche una luce bianca e rotonda, grande più di tre volte della luna piena, che si librava sopra il campo che c’era dietro il suo ufficio. La luce era immobile e completamente silenziosa, “ma non somigliava proprio ad un fenomeno naturale e nemmeno a qualcosa che proveniva dal nostro pianeta”, come precisò in seguito, aggiungendo anche che lei chiamava quella luce “disco volante solo perché non c’è altro termine migliore per una cosa così strana”.

In quegli stessi momenti, il gruppo dei tre ragazzi che erano accampati, e cioè Stéphane Ledeau (16 anni) e i suoi due amici François e Michel (13 anni), avevano avvistato anch’essi l'oggetto luminoso che proiettava un fascio di luce bianca verso il suolo da una apertura centrale posta sotto la plancia. Era sempre silenzioso e immobile, sospeso nel cielo senza nuvole e, secondo una loro stima, stava ad un’altezza di circa 300 metri sopra il campo e a circa 300 metri di distanza da dove si trovavano. All’inizio avevano pensato che fosse un aviogetto ma non faceva alcun rumore. Aveva delle luci che cambiavano colore, dal rosso al giallo e al blu, mentre un’altra luce rossa si muoveva intorno al suo perimetro. Era fermo in prossimità di un fienile.
Dopo che l'oggetto si era fermato ed era rimasto là immobile, non successe niente altro e allora i tre ragazzi avevano potuto osservarlo molto bene. “Era bello da vedere ed era sempre silenzioso”, fu il commento di Stéphane.

Uno dei ragazzi suggerì allora di spostarsi in un campo vicino con le loro torce elettriche, ma giunse come una specie di colpo di vento forte che provocò a tutte tre contemporaneamente dei dolori alla pancia. Il primo ragazzo che aveva pensato di andare nel campo attiguo si sentì come pervaso da uno strano "freddo" e dunque avanzò l’ipotesi che forse era meglio rifugiarsi dentro la tenda. Nel frattempo l’aggeggio fermo aveva praticamente scrutato (oppure come si direbbe oggi, passato allo scanner) tutto il campo con il suo faro. Quando poi si era deciso a muoversi di nuovo ed era volato lentamente sopra le case, i ragazzi avevano sentito che produceva un rumore a bassa frequenza. Anche la signorina Denise riferì questo fatto, descrivendolo come un fastidio sordo che non era in grado di paragonare a niente di comune. Poi l’oggetto si allontanò.

Appena lo videro partire, i tre giovani ritornarono dentro la tenda. Dissero in seguito di aver sentito un rumore esterno, all’incirca tra i cinque ed i dieci minuti dopo che l’intruso era andato via, e decisero di uscire dalla tenda per dare un’occhiata al campo con le torce.

Stéphane Ledeau disse di aver visto qualcosa in lontananza e allora tutte tre tornarono indietro per prendere una pila più potente, una di quelle in dotazione ai sommozzatori, che lo stesso Stéphane era in grado di usare bene. Un altro dei ragazzi disse che, quando ritornarono a ispezionare il campo, aveva visto degli occhi e delle gambe piuttosto sfocate poiché la sua torcia si stava esaurendo e la sua luce era diminuita fortemente, mentre Stéphane, da un'altra posizione, era riuscito a vedere che c’era un essere.

I ragazzi confermarono che ebbero chiaramente l'impressione che fosse un soggetto intelligente e non un animale (come ad esempio un procione) anche perché era alto tra il metro e sessanta ed il metro e ottanta. Non grugniva e non faceva alcun verso o altro rumore ma sembrava correre, o forse camminare, da un capo all'altro del campo come se stesse piegato.

Quando uno degli investigatori chiese ai ragazzi se avevano avuto l'impressione che ci fosse stata una comunicazione telepatica tra quell'essere e loro, i ragazzi dissero di no. Uno di loro precisò che l'essere li aveva solo tenuti d’occhio, limitandosi a guardarli, e disse anche che non era neppure riuscito a notare se avesse le orecchie. In seguito, nell’inchiesta fatta dagli inquirenti, risposero anche di non aver avuto sogni anomali né disturbi psicologici dopo quell’esperienza. I tre ragazzi, comunque, una volta visto l’essere nel campo, si impaurirono e corsero a rifugiarsi tra le braccia di Denise Labre, che li fece entrare nel deposito delle ambulanze, dove cercò di tranquillizzarli dicendo loro che quello che avevano visto sicuramente era solo una qualche specie di animale.

Poco dopo, allora, i tre uscirono di nuovo per andare a prendere i loro sacchi a pelo, perché non volevano più dormire fuori. Secondo alcune versioni, a questo punto "diversi strani esseri li videro e cercarono di prenderli". Sempre secondo queste fonti, i ragazzi distinsero delle strane forme, alte sul metro e ottanta, con due braccia lunghe e dalle gambe "assottigliate", che correvano senza emettere versi di animali o altri rumori. I giornali parlarono di grandi teste marroni e occhi rossi luminosi.

Vennero rilevate delle impronte sul terreno che, due giorni dopo, una pioggia molto forte fece scomparire. Uno dei ragazzi disegnò la forma di queste tracce, precisando che non aveva mai visto questo tipo di orme, che erano "impronte grandi", e che erano come quelle dei piedi di un grosso uccello. La storia apparve subito nella stampa e pare che i poveri testimoni avessero subito una vera e propria aggressione da parte di persone curiose e anche di molti ricercatori in materia. Nel contempo, però, incontrarono pure una buona dose di incredulità.

Se non fosse per la mancanza di dati più completi, si potrebbe definire questo caso come molto interessante. Però, ci sono parecchie riserve. C’è subito da precisare che l’avvistamento dell’oggetto silenzioso sembra decisamente indipendente da quello dell’essere (o degli esseri) sconosciuto. Nulla fa ritenere, infatti, che le due cose fossero collegate. La sensazione che i testimoni avessero preso un grosso animale per un extraterrestre è davvero forte. Tanto è vero che nell’intervista degli inquirenti la signorina Denise non dichiarò mai di aver visto qualcosa o qualcuno nel campo ma solo che, se era stato visto un essere misterioso, “poteva essere stato lasciato giù all'inizio dell'osservazione, perché ho avuto l'impressione che l'oggetto aspettasse qualcosa o qualcuno,..”.

Non sono riuscito a rintracciare nessuno dei testimoni, anche perché probabilmente hanno cambiato indirizzo e regione. Mi riservo di effettuare un’ulteriore ricerca più approfondita e, nei limiti del possibile, vi terrò informati.

1998 - TINDOUF (Algeria)

1998 - TINDOUF (Algeria)

                         (Un'immagine notturna del deserto di Tindouf)

 

Nel dicembre 2001 un sito web gestito da uno dei tanti appassionati di questa materia, aveva ricevuto una e-mail non anonima di un uomo che segnalava un episodio capitatogli con un oggetto non identificato. Questo uomo spiegava di aver guardato sul web in cerca di qualche sito sugli ufo e, avendo trovato casualmente quello, dopo aver letto le testimonianze pubblicate e mettendo da parte una certa reticenza iniziale, aveva deciso di togliersi un peso dallo stomaco raccontando una vicenda che aveva cambiato la sua vita. Leggiamo dunque il suo messaggio:

“Ero nell'esercito e il 28 luglio 1998 verso l’una del mattino ero in una città chiamata Tindouf, nel Sahara algerino, a circa 5 chilometri dalla città. Ero con un amico e tutto ad un tratto una luce ci è venuta incontro. Abbiamo pensato subito alla ronda e ci siamo spaventati molto credendo che il caporale avesse scoperto che eravamo andati in città e poi all’appello risultavamo assenti ingiustificati. Così ci siamo nascosti dietro una duna di sabbia.

La luce però si è avvicinata, arrivando proprio di fronte a quasi 4 o 5 metri e sembrava di essere in un film di fantascienza. Oh Signore, quella più grande era magnifica: un ufo di quasi 9 metri con due luci, una sul davanti e una dietro. La seconda luce non era come le altre, andava dritto verso il basso ed era quadrata e tra le due luci c’era una finestra con una luce scura.

Abbiamo sentito che il rumore del motore era come quello di un normale ventilatore per l’aria condizionata. Aveva altre due luci: una in alto e l'altra in basso ed era stupendo. Era sospeso ad un metro e mezzo circa di altezza e non c'era dubbio che fosse un ufo.

Allora siamo fuggiti e nel guardare indietro, dato che c'era la luna piena e quindi la visibilità era buona, ad una trentina di metri di lontananza ho visto che l'ufo si era fermato davanti a una duna. Proprio in quel momento è uscita fuori una cosa che era magra che però non ho visto molto bene, anche se sono certo che aveva un piccolo bernoccolo sulla testa. A quel punto sono scappato via col mio amico il più veloce possibile.

Questo è tutto, e né io né l’altro abbiamo mai detto niente a nessuno. Forse perché abbiamo sempre pensato che dirlo equivalesse a farci passare per due matti. Se avete bisogno di maggiori dettagli, scrivete pure, grazie”.

Presso gli algerini è in uso l’arabo ma, per ragioni storiche, la maggior parte delle persone parla anche il francese seppure non necessariamente riesca pure a scriverlo. Il testimone credo abbia usato semplicemente il traduttore automatico per la versione sia francese che inglese, con tutti i pro e i contro che può offrire questo servizio. Premesso che le frasi della e-mail sono dense di errori grammaticali e, a volte, piuttosto sconnesse per via della punteggiatura poco ortodossa, tutta la vicenda si regge molto ma molto blandamente. Si capisce solo che l’oggetto avvistato era un bellissimo ammasso di luci splendide e splendenti, faceva un fastidioso ronzio e cercava qualcosa con un faro direzionato al suolo. Un po’ poco per affermare che si trattasse effettivamente di un oggetto non convenzionale, visto l’anno di osservazione e il tempo. Fossimo stati negli anni 20 o 30, avrei potuto capire, ma…

Nonostante la bella notte di luna piena, il testimone non era riuscito ad individuare né a capire cosa o chi fosse sceso dall’oggetto: “una cosa che era magra… anche se sono certo che aveva un piccolo bernoccolo sulla testa”, scriveva, infatti. La descrizione mi fa venire alla mente le creature avvistate a Varginha, in Brasile, un paio di anni prima di questa vicenda, nel 1996. Anch’esse avevano una specie di bernoccolo sulla testa, secondo le protagoniste di quella vicenda. Che dire? Qualche sospetto è d’obbligo.

Comunque sia, la documentazione è davvero scarsa per dare un giudizio definitivo, quindi mi limito a sollecitare qualche ulteriore dato al mittente della posta elettronica in modo da convincere i lettori, anche i più scettici, magari.

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